I vini perduti dello Zar.

Ago 3, 2026 | Rassegna stampa

FONTE: vertedevin.com

Bottiglie di Champagne, identificate come Roederer, scoperte sul fondale del Mar Baltico all’interno di un relitto diretto in Russia.

Sembra la trama di un film d’avventura, eppure è stata una delle storie più affascinanti raccontate durante le recenti celebrazioni per il 250° anniversario di Louis Roederer a Reims.

A portare questa storia sul palco è stato Peter Liem, scrittore americano, critico del vino e subacqueo tecnico. In seguito alla scoperta del relitto nel 2024 da parte del team di subacquei polacchi BaltictechJean-Baptiste Lécaillon, chef de cave della Maison, ha lanciato una missione di recupero in collaborazione con le autorità svedesi, archeologi e una squadra internazionale di sommozzatori specializzati. L’obiettivo era riportare in superficie alcune delle bottiglie rimaste indisturbate sul fondo del Baltico per oltre un secolo e mezzo.

Le operazioni subacquee sono state guidate da Tomasz Stachura, fondatore e responsabile di Baltictech, uno dei principali esploratori di relitti del Nord Europa. È stato il suo team a scoprire il relitto nell’estate del 2024, al largo della costa meridionale della Svezia. L’imbarcazione, lunga circa diciotto metri, trasportava un carico di beni di lusso: casse di Champagne Louis Roederer, bottiglie di acqua minerale Selters proveniente dall’ex Ducato di Nassau, altri vini, porcellane da tavola, ciotole, brocche, decanter e numerosi oggetti destinati all’aristocrazia del tempo.

Un vero catalogo del lusso europeo di metà Ottocento, conservato nelle acque fredde del Baltico per oltre 150 anni. Nonostante il tempo trascorso sul fondo del mare, il nome “L. Roederer” era ancora visibile sui collarini e sui marchi impressi nei tappi. È stato proprio questo straordinario dettaglio a permettere l’identificazione delle bottiglie e a spingere Baltictech a contattare la Maison.

“Non avevo mai visto così tanto carico su una nave così piccola”, ha ricordato Stachura. “È impossibile sapere con esattezza quanto materiale ci sia ancora laggiù, ma la stiva è completamente piena fino all’orlo.”

Le emozioni sono difficili da descrivere quando si apre una bottiglia di 170 anni recuperata dalle profondità del Baltico. Molte bottiglie erano vuote o avevano tappi compromessi dal tempo. Altre, invece, avevano conservato il loro contenuto, offrendo un’opportunità irripetibile: entrare in contatto diretto con il gusto dello Champagne del XIX secolo. Una volta aperta, la bottiglia si è rivelata sorprendentemente viva. Liem la descrive come un vino “patinato, autorevole e inconfondibilmente complesso”, con aromi che ricordano funghi shiitake, zafferano, alga kombu, cuoio da sella, scatola di sigari e caffè tostato. Il vino conservava una vitalità notevole e una profondità che, nelle parole del critico americano, ricordava quella di un grande AmontilladoJean-Baptiste ha analizzato il vino e ha rilevato 110 g/l di zucchero.

Gli studi condotti finora suggeriscono una possibile datazione intorno al 1857, anche se le verifiche storiche sono ancora in corso. Se confermato, il vino sarebbe stato in viaggio verso San Pietroburgo quasi vent’anni prima della creazione ufficiale del Cristal, offrendo un raro sguardo su ciò che lo zar Alessandro II poteva bere prima che la Maison creasse per lui la sua celebre cuvée di prestigio nel 1876.

Le bottiglie recuperate appartengono a un periodo in cui Louis Roederer era già uno dei principali fornitori dell’Impero russo. Potrebbero rappresentare un legame diretto con la corte imperiale e con quel gusto che avrebbe poi contribuito alla nascita di uno dei vini più iconici dello Champagne. Che si tratti di un antenato stilistico del Cristal o semplicemente di una spedizione destinata alla corte dello Zar conta relativamente poco, perché conferma il legame tra la Maison e la Russia imperiale, un rapporto finora noto quasi esclusivamente attraverso documenti storici.

Secondo Liem, questa è stata anche la prima volta in cui le autorità svedesi hanno autorizzato un’operazione di recupero di questo tipo nelle acque territoriali del paese. Il progetto ha coinvolto archeologi e storici incaricati di documentare ogni fase dell’operazione. Le condizioni di immersione erano particolarmente impegnative. Il relitto giace a una profondità compresa tra 60 e 65 metri, in acque con temperature intorno ai 4°C, condizioni che richiedono addestramento tecnico avanzato e anni di esperienza. “La bottiglia era più pesante di quanto mi aspettassi. O forse era il peso del tempo e della storia. Essere sott’acqua e tenere una di queste bottiglie tra le mani per la prima volta è una sensazione indescrivibile”, ha detto Liem.

Il Mar Baltico, grazie alle sue condizioni ambientali uniche, funziona come una cantina naturale. Le basse temperature e la stabilità ambientale hanno contribuito alla straordinaria conservazione del carico. La degustazione ha confermato anche la qualità dei vini della Maison, radicata nella visione pionieristica di Louis Roederer, tra i primi produttori a investire direttamente nei migliori vigneti della Montagne de Reims. I terroir di Verzy e Verzenay sono diventati centrali per l’identità della Maison e continuano ancora oggi a plasmare il carattere delle prestigiose cuvée Vintage e Cristal.

In definitiva, degustare una di quelle bottiglie è stato come entrare in conversazione con le persone che l’avevano prodotta.